Un altro appuntamento, Lunedì 6 Aprile, in sala civica a Moltrasio per discutere di paesaggio. Questa volta con l’Architetto PIERO MAZZOLI, che ha dimostrato, proiettando delle diapositive, come una porzione di territorio a causa di successivi interventi può perdere le sue origini, in genere agricole, e trasformarsi in qualcosa di indistinto, un “non luogo”, un paesaggio del disagio, una periferia sospesa, una identità perduta non più recuperabile.
La cultura originale del territorio viene sconvolta quando si costruisce negando le tradizioni del passato e applicando
scelte ad imitazione di stili copiati da altri luoghi.
Un altro motivo di perdita di identità è la programmazione limitata al livello comunale per cui aree di diversa vocazione
(industriale, residenziale,ecc) si mescolano con le aree dei paesi contigui programmati con logiche diverse.
E per finire, l’abbandono delle aree agricole e montane costituisce un ulteriore colpo nella stessa direzione.
Si è fatto un confronto con realtà europee come OLANDA (vedi confronto con la BRIANZA) e GERMANIA dove il concetto di programmazione è più sviluppato. Qui viene
praticata una logica molto chiara di separazione tra nucleo urbano e territorio extra urbano che viene interamente destinato a scopi agricoli e naturalistici. I nuclei urbani al loro interno sono ben definiti zona per zona (dove sono le industrie, dove le abitazioni, ecc). Si realizza un contesto molto vivibile dove
in pochi minuti si può passare dalla città ad una campagna verde e incontaminata.
Gli interventi del pubblico hanno messo in evidenza come sia difficile fare qualcosa da noi, sul lago, per andare verso uno sviluppo programmato in una
realtà dove il mercato la fa da padrone determinando una forte tensione sui prezzi delle case, dove i Comuni concorrono coi privati nella continua costruzione di nuove abitazioni, dove
dilaga un patrimonio edilizio inutilizzato di seconde case, dove è difficile fare una politica di programmazione sovra comunale e dove non ci sono strumenti economici e legislativi
adeguati per fare una politica per il recupero dell’esistente e di conseguenza si continua a consumare nuovo territorio malgrado gli indici di sviluppo della popolazione siano
talvolta in diminuzione.
Partendo da questo quadro bisogna dire che qualche aspetto positivo c’è. Per esempio negli ultimi anni in certe zone
d’Italia si verifica un ritorno di interesse al territorio non più solo di tipo edificatorio ma per un ritorno alla terra per sviluppare coltivazioni di pregio o per un discorso di qualità
della vita. Una inversione di tendenza, magari delle stesse persone che ritornano nei loro luoghi di origine. Sono segnali significativi, ma insufficienti se manca una politica dello
stato adeguata alle dimensioni del problema.
L’architetto PIERO MAZZOLI è Professore di architettura del paesaggio al Politecnico di Milano e associato allo studio
dell’Architetto Darko Pandakovic.
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